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Progettazioni chiese

Progettazioni e realizzazioni chiese

Un grande teologo ha scritto che nell’incontro con la bellezza” non sono io a prendere ma sono preso”. La bellezza è, dunque, il manifestarsi di qualcosa che ci afferra intimamente e, superando la nostra capacità di comprensione razionale e di piena e adeguata espressione , si presenta alla nostra coscienza come ” un più “: qualcosa di straordinariamente ricco, armonioso, gioioso, creativo.

L’esperienza estetica è il tentativo di cogliere qualche frammento di questa rivelazione , anzi di farsi afferrare da essa è dalla sua pienezza ; a sua volta la produzione artistica è lo sforzo , sereno e angosciante , di riproporlo a se stessi e agli altri, in modi e forme più o meno efficaci, in un linguaggio il più possibile coerente con l’esperienza compiuta.

Ma la bellezza non è uno dei nomi di Dio?

“Bellezza sempre antica e sempre nuova”: così scriverà Sant’Agostino facendosi interprete della religione biblica e della riflessione filosofica che in lui mirabilmente si intrecciano. Così, tre secoli dopo, si esprimerà il Corano: “Dio possiede i nomi più belli”.

Così, nell’intimo del proprio cuore e nella pubblica proclamazione di fede, “sentirà” ogni persona credente.
Bellezza di Dio.
Dio della bellezza.
Dio che è bellezza.

La chiesa è un anello, l’ultimo in ordine di tempo ma certo non di importanza, di una ininterrotta catena che dai balbettii della preistoria giunge fino a noi: la ricerca della bellezza nella realizzazione di un manufatto artistico.

Come ogni tempio, non solo nell’ottica Cristiana ma di qualsiasi altra tradizione religiosa, anche questo luogo sacro è costruito, si, in base alle leggi dell’architettura e della funzionalità liturgica , ma anche nell’orizzonte dell’esultanza estetica.
La struttura di una chiesa, infatti, non è solo una questione che riguarda l’ingegneria e l’organizzazione utilitaristica di un ambiente.

Essa si riferisce anzitutto e soprattutto ad un popolo ed alla sua storia, a quanto una comunità condivide con le altre e alla sua specificità rispetto a loro:la chiesa più che la casa di Dio , deve essere considerata la casa del popolo di Dio che in essa si raccoglie.

Quando i Cristiani si recano in chiesa per celebrare la liturgia o per approfondire la propria fede o per pregare personalmente e comunitariamente, essi proclamano con le parole e con i gesti la presenza di Gesù risorto “qui e ora”: secondo la sua promessa, infatti, “quando due o più si riuniranno nel suo nome egli sarà in mezzo a loro”.

Ciò viene espresso e significato nella formazione dello spazio sacro, a tale punto che gli stessi elementi artistici, sia costruttivi che decorativi, sono coinvolti nel dinamismo sacramentale e, senza perdere le loro caratteristiche materiali e culturali, vengono trasformati in “segni” di una realtà trascendente è divina.
In essa la comunità riconosce se stessa, ritrova il proprio volto, ciò che è e ciò che costantemente è chiamata a diventare.

Il Maestro Ernesto Lamagna riesce a decifrare con energica chiarezza questo movimento di popolo operatori pastorali ed economici, progettisti e manovalanze che, dalla posa della prima pietra fino all’inaugurazione dell’opera compiuta, sentono come il loro il luogo edificato alla gloria di Dio.

L’opera di Ernesto Lamagna costituisce perciò, oltre che un’ importante tappa nella scoperta di un grande artista e della sua attività, una viva presa di coscienza del mondo di valori che l’arte cristiana ancora una volta ci propone.